Intervista a Manuele Cecconello, art director del festival cinematografico C’è un tempo per… l’integrazione.







Intervista a Manuele Cecconello, art director del festival cinematografico C’è un tempo per… l’integrazione di Sarnico.

Sarnico è un comune della provincia di Bergamo situato nella comunità montana del Basso Sebino. Il 10 maggio ospiterà la dodicesima edizione di C’è un tempo per… l’integrazione, festival cinematografico che ha come tema il dialogo interculturale, interetnico e interreligioso.

Il sito web untempoper è ricco di informazioni. Però l’affinità ideologica con Manuele Cecconello, direttore artistico del festival, mi ha fatto venire voglia di sapere qualcosa di più direttamente dalla sua voce.

Manuele Cecconello dietro la macchina da presa
Manuele Cecconello dietro la macchina da presa

Captain Clash: Quali necessità muovono la comunità di Sarnico ad ospitare il festival cinematografico C’è un tempo per… l’integrazione?

Manuele Cecconello: Il fondatore del festival, l’operatore culturale Giancarlo Domenghini, aveva il mandato di creare degli elementi di discussione e analisi della situazione sociale del Basso Sebino. Sarnico è leader mondiale nella produzione di guarnizioni in gomma, e ha richiamato sul suo territorio una vasta comunità di persone provenienti soprattutto da Nord Africa, India, Pakistan e Cina. Il festival è nato dalla necessità di ascoltare e diffondere nella società un’immagine di queste persone che travalichi la dimensione lavorativa. Che cosa c’è di meglio dell’audiovisivo, della fiction e del cortometraggio, per mostrare le sfaccettature delle culture presenti sul territorio e avviare con esse un dialogo!?

Banner di "C’è un tempo per… l’integrazione".
Banner di “C’è un tempo per… l’integrazione”.

CC: Credi che la settima arte abbia la possibilità di contribuire a “migliorare il mondo”, oppure che non possa sperare di ottenere obiettivi più ambiziosi di una generica sensibilizzazione della coscienza collettiva?

MC: Lo credo fortemente, in quanto il cinema veicola le emozioni, che servono a fissare le idee. Le emozioni connettono la tensione e l’attenzione restituendo alle nostre idee una vibrazione. L’uso dell’audiovisivo è un modo di informare formando, un modo di tenere uniti e fare comunità. C’è un tempo per… l’integrazione è molto attento a fare qualcosa che si innesti dentro le prassi culturali preesistenti, che non sia un corpo estraneo né un elemento di rottura, bensì un elemento di continuità. Le novità devono essere inserite in modo progressivo con un linguaggio democratico comprensibile a tutti, in modo da creare una situazione più interattiva e collaborativa che superi quella del semplice spettatore. Punti forti del festival sono la circuitazione delle opere premiate, il concorso fotografico, le presentazioni nelle librerie, gli interventi di animazione nelle scuole e il coinvolgimento delle comunità di immigrati. All’interno di questo complesso di azioni, il cinema trova la parte che gli è più connaturale: quella che investe l’emotività.

Locandina di "C'è un tempo per… l'ntegrazione", 2017.
Locandina dell’undicesima edizione di “C’è un tempo per… l’integrazione”.

CC: Come viene organizzato C’è un tempo per… l’integrazione?

MC: Siamo una piccola squadra che anno per anno ridefinisce il bando di concorso. Quest’anno siamo aperti, oltre che alla fiction, ai documentari; perché il documentario è uno strumento di cittadinanza sociale, e perché molti giovani registi si cimentano in questa disciplina. Raccogliamo le opere attraverso alcune piattaforme web, e la cosa funziona: manca poco più di un mese alla scadenza del bando per il 2018, e ci sono pervenute già ottocento opere – anche se un certo numero di queste è fuori tema. Siamo interessati al dialogo e all’armonizzazione dei rapporti umani. Vogliamo concentrarci sulle prassi positive che dirimono le conflittualità, non sulla denuncia e la conflittualità.

Abbiamo due giurie; una per la sezione internazionale Cortometraggi e documentari, ed una per quella legata al territorio, dedicata alla Lombardia e agli istituti di grado superiore della regione. Credo che entro la data di scadenza del bando arriveremo a collezionare millecinquecento cortometraggi, e dovremo selezionarne non più di una dozzina da proiettare nel corso di un’unica serata.

CC: Organizzare un evento di questa portata non dev’essere affatto facile!

MC: Quest’anno il festival è stato “adottato” dalla sezione cultura della coopertiva sociale Ruah, che contribuisce in maniera maggioritaria al suo finanziamento. Verso la metà di maggio, in occasione della presentazione e premiazione dei documentari, il regista Elia Moutamid terrà a Bergamo un laboratorio. A Sarnico premieremo i cortometraggi ed ospiteremo la mostra del concorso fotografico intitolata al fotoreporter Ulisse Belometti, aperto sia agli amatori che ai professionisti. Siamo in quattro a curare l’evento, ma grazie al volontariato, durante le giornate saremo almeno in venti ad occuparci della logistica.

CC: Mi pare di capire che la prossima edizione abbia delle novità rispetto a quelle passate.

MC: Ci sono parecchie novità: il nostro bando ora è a livello nazionale. E abbiamo vinto il bando Migrarti col progetto Corti Migranti. La vincita prevede la circuitazione di una dozzina di opere in dieci differenti luoghi del Basso Sebino (oltre al comune di Pettinengo, grazie alla collaborazione con Pacefuturo). In più, stiamo collaborando con Film Commission Lombardia e con Primed di Marsiglia, un festival sulle tematiche legate ai paesi del Mediterraneo.

CC: Quali obbiettivi ambite raggiungere quest’anno?

MC: Il nostro intendimento è quello di riuscire a intercettare quelle opere in grado di ispirare buone pratiche, che facciano vedere con l’evidenza dell’arte quanto sia possibile parlarsi e individuare condizioni di armonia, per trovare un luogo comune in cui coesistere e arricchirci vicendevolmente attraverso il dialogo. Abbiamo la possibilità di scegliere tra lo scontro e l’incontro. Noi lavoriamo per l’integrazione.

CC: Allora… restiamo in contatto!? Mi piacerebbe vedere il festival dal vivo, e vorrei raccontarlo sul Far-Blog. Mi offri un pernotto?

MC: Prenotato!


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